ESTENSIONE PROGRAMMA DI ONCOLOGIA CLINICA MOLECOLARE

Ruggero De Maria

La malattia vissuta in prima persona e la promessa di trovare una cura

“Quando provi sulla tua pelle cosa significa ammalarsi di cancro, cambi prospettiva. In ogni senso”. Questa frase, sempre vera, risuona ancora più forte se a pronunciarla è un grande medico e ricercatore di casa nostra. Ruggero De Maria ha 55 anni, è direttore della Patologia generale all’università Cattolica di Roma, ma nel 1998 ha lottato anche lui contro cellule impazzite e chemioterapia. “Credo nel destino: proprio nel mezzo della mia battaglia, senza capelli e senza forza, mi arrivò la notizia che avevo vinto il primo finanziamento AIRC. Così promisi che avrei dedicato la mia vita alla ricerca. Anche perché sono qui proprio grazie ai progressi della scienza e a un medico che credeva nelle nuove terapie, nell’innovazione”.

Dopo quasi 20 anni AIRC è ancora compagnia fissa delle sue giornate, insieme a vetrini e provette. “È vero, festeggeremo il ventennale del matrimonio” ride De Maria. Quando si rilassa l’accento siciliano fa capolino tra le vocali. “Sono nato nella capitale, ma cresciuto nell’isola: fa parte del mio Dna e ho lavorato a lungo a Catania.” Poi ritorna serio per spiegare il Programma 5 per mille. “Le protagoniste sono le cellule staminali. Abbiamo scoperto quelle alterate che sono responsabili del tumore al polmone e al colon. In particolare, ora ci concentriamo su quest’ultimo, che ogni anno colpisce ben 30.000 italiani. Abbiamo generato una collezione di staminali alterate e su queste stiamo provando due farmaci per poi trovare la formulazione giusta. I test sulle staminali sono lo scenario ideale, perché non implicano il coinvolgimento dei malati e noi scienziati possiamo quindi lavorare con maggiore serenità e lucidità”.

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Gli impegni non finiscono certo qui: “Sono presidente dell’Alleanza contro il cancro, la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. Fare rete è fondamentale, visto che le istituzioni non ci considerano, si sono dimenticati di noi. Vi sembra normale che i finanziamenti pubblici siano sempre così esigui?”.

La domanda purtroppo è retorica. Meglio parlare di quello che lo rende felice. “Mia moglie Tania, una splendida donna che sopporta le mie assenze. È archeologa e con lei non mi perdo una mostra di pittura antica. La storia dell’arte mi intriga, è un argomento così lontano dal mio pane quotidiano. Poi adoro leggere e il sabato mattina mi aspetta un appuntamento fisso: la partita a tennis. Mi piace moltissimo anche insegnare in università. Voglio trasmettere ai giovani la passione, la serietà, l’importanza di una buona formazione. Già, quando mi guardo intorno non posso fare a meno di preoccuparmi un po’. Perché le opinioni urlate, le bufale, la violenza hanno più importanza della verità e del rispetto? Bisogna aiutare le generazioni future a invertire rotta e la cultura può aiutare molto in questo senso. Ecco, se fossi un politico mi concentrerei proprio sull’educazione dei più giovani”.

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A cura della redazione di Donna Moderna