ESTENSIONE PROGRAMMA DI ONCOLOGIA CLINICA MOLECOLARE

Pierfrancesco Tassone

Dopo New York, la Calabria, e un centro d’eccellenza per regolare i conti col cancro

Se fossimo nel mondo della pubblicità, Pierfrancesco Tassone sarebbe l’uomo ideale per uno spot contro i pregiudizi e le negatività che di solito viaggiano a braccetto con la Calabria. Lui in questa regione ci è nato, a Catanzaro, nel 1963. Sempre qui si è laureato in Medicina e poi ha lavorato nei più importanti centri di ricerca degli Stati Uniti, da New York a Harvard. Eppure ha sempre voluto ritornare nella sua terra, per costruire qualcosa che lasciasse il segno. Oggi dirige l’Unità complessa di Oncologia medica traslazionale al campus Salvatore Venuta dell’Università degli studi Magna Graecia, a Germaneto, in provincia di Catanzaro. Una struttura che è uno dei fiori all’occhiello dell’oncologia italiana: palazzi avveniristici dove convivono l’ateneo, il policlinico e il centro di ricerca. “Non abbiamo nulla da invidiare all’America” dice orgoglioso Tassone. “Qui abbiamo un occhio al paziente e uno al microscopio”.

La lente del suo microscopio si sta concentrando sul Programma 5 per mille. “Il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica sono i due tumori del sangue protagonisti dello studio. Con la mia squadra abbiamo deciso di studiare i microRna, che sono piccolissime sequenze di Rna. Si tratta sempre del genoma umano, ma prima la scienza li considerava poco interessanti, di serie B. Invece abbiamo scoperto la loro centralità perché quando si alterano causano un forte squilibrio nella cellula, che può portare al tumore. Quindi abbiamo identificato i microRna che si ‘sregolano’ nel mieloma multiplo e nella leucemia linfatica cronica e abbiamo ideato due farmaci che li inibiscono. Per uno inizieremo prestissimo la sperimentazione clinica”.

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Quando parliamo della ricerca, Tassone non si perde in giri di parole. “Noi abbiamo un conto in sospeso con il cancro: vogliamo regolarlo per ricordare chi non c’è più e per chi invece è ancora qui. Ecco perché ogni minuto, e ogni euro donato dai cittadini, sono preziosi. Anzi, vitali”.

Il professor Tassone soppesa le frasi, sta attento a ogni dettaglio. “La paura più grande, quella che agita le mie notti, è proprio non riuscire ad aiutare le persone. Detesto quando devo arrendermi, quando sono obbligato a dire a un paziente che non esistono altre possibilità. E non posso quindi permettermi di alimentare false speranze”.

Anche parlare di sé sembra difficile. “Lo ammetto: preferisco agire, lavorare. Tre aggettivi per definirmi? Scommetto che i miei collaboratori ne troverebbero molti di più” e si lascia andare a un bel sorriso. “Io scelgo curioso, ottimista e testardo. Se posso usare anche dei sostantivi, sono medico, ricercatore, marito e padre. Mia moglie Licia fa la pediatra e il nostro Marco ha 8 anni, quindi lui domina le nostre giornate: appena torno a casa gioco con lui, chiacchieriamo, mi godo i suoi progressi”. Il relax, quindi, pare quasi una chimera. “Già, è ridotto al lumicino, ma è ‘targato’ Calabria: vado a correre e a nuotare nella mia terra. Ha dei paesaggi così belli che non potrei mai rinunciarci”.

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A cura della redazione di Donna Moderna