ESTENSIONE PROGRAMMA DI ONCOLOGIA CLINICA MOLECOLARE

Paolo Ghia

20 anni di matrimonio, 2 figli e 1 sogno: battere il tempo

“Quando l’idea che hai in testa si dimostra buona, non puoi fermarti. È come se i concetti non si impossessassero solo dei tuoi pensieri, ma anche delle braccia, delle gambe, dello stomaco. Di tutto te stesso”. Paolo Ghia viene colpito spesso da questa specie di “incantesimo”. 51 anni, orgoglioso delle origini astigiane, è professore associato di Medicina interna all’università Vita-Salute del San Raffaele di Milano e direttore del Programma di ricerca strategica sulla leucemia linfatica cronica, sempre al San Raffaele.

Dopo la laurea in Medicina e la specializzazione, ha scelto la strada della ricerca che lo ha portato fino a Harvard e poi, oggi, allo studio di importanti patologie. “Mi occupo di leucemia linfatica cronica e mieloma multiplo, due malattie frequenti negli anziani. Ogni anno colpiscono 5 persone ogni 100.000, ma l’impatto aumenterà visto che la popolazione sta invecchiando. Si tratta di patologie croniche e di pazienti fragili, quindi servono terapie particolari, non aggressive. Per trovarle, abbiamo iniziato a studiare non soltanto il tumore, ma l’ambiente in cui vive, ciò che lo circonda, come i tessuti. Per usare una metafora curiosa ma efficace, non esiste solo il killer da catturare, ma l’habitat che favorisce la criminalità e che va quindi eliminato. Il progetto 5 per mille è partito sei anni fa ed è stato prorogato fino alla fine del 2017 perché stiamo arrivando alla vera e propria parte clinica, in cui ipotizziamo la creazione di farmaci ad hoc. I fondi di AIRC sono vitali e ci permettono anche di collaborare con importanti istituti di tutto il mondo, di condividere conoscenze e strumenti. Insomma, anche la scienza abbatte le barriere”.

E se i tumori del sangue sono i nemici professionali del professor Ghia, la lotta quotidiana personale va in scena contro il tempo. “È tiranno, non ne ho mai abbastanza, la coperta è troppo corta” ride. “Anche mia moglie Eliana è un’accademica, si occupa di economia e lavora all’università Bocconi. Quindi tutti e due viviamo di corsa, con la valigia pronta per volare a un convegno dall’altra parte del mondo e le serate assorbite da computer, relazioni e documenti. Così ci capiamo alla perfezione, siamo pazienti e comprensivi l’uno con l’altra: infatti siamo sposati da quasi 20 anni, un ottimo risultato al giorno d’oggi”.

Due decenni d’amore e due figli: Arianna, 17 anni, e Gabriele, 14. “La mia paura più grande è proprio quella di non essere un buon genitore. I figli sono un mondo imperscrutabile, soprattutto durante l’adolescenza. Da ricercatore e scienziato credo che ogni cosa sia logica e razionale, invece i ragazzi sfuggono a etichette e spiegazioni. Trascorro con loro tutto il tempo libero, li accompagno ai concerti, punto sul dialogo, provo a dare risposte sincere. Ma poi mi domando: se tutto questo non bastasse?”. Per cercare un filo logico in queste divagazioni da padre, il professore si dedica al giardinaggio. “Mi rilassa, mi aiuta a ragionare e a trovare un equilibrio. Mettere le mani nella terra ti spinge a essere pratico, concreto”.

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A cura della redazione di Donna Moderna