ESTENSIONE PROGRAMMA DI ONCOLOGIA CLINICA MOLECOLARE

Paolo Comoglio

L’importanza della fantasia, per fare il vino e per la ricerca

“Sto spollonando le viti, se mi dà 5 minuti finisco questo lavoro e poi possiamo parlare quanto vuole”. Paolo Comoglio è uno dei più importanti ricercatori di casa nostra, direttore scientifico dell’Istituto per la cura del cancro di Candiolo (To), ma confida subito che la grande passione che colora le sue giornate è la campagna. “Insieme alla medicina, ovvio” aggiunge ridendo di gusto.

“Spollonare una pianta vuol dire ripulirla dai rami inutili. Produco un vino speciale, una Freisa molto forte, da meditazione, perfetta per accompagnare una cena con gli amici. Sa che faccio parte anche di un club di cucina? Ci ritroviamo periodicamente e ci sfidiamo a preparare un intero menu con meno di 10 euro di spesa”. Mentre elenca con dovizia di particolari ricette, ingredienti e invenzioni gastronomiche, mi regala battute a non finire. “Lo ammetto: non mi prendo mai troppo sul serio. Assomiglio a quegli scienziati protagonisti delle barzellette che vivono tra le nuvole e mettono il cappello nel frigorifero”.

La leggerezza sembra l’antidoto perfetto alla quotidianità di un uomo, classe 1945, che da decenni combatte in prima linea contro il cancro. “Dopo la laurea mi sono trasferito negli Stati Uniti dove ho cominciato a studiare i tumori e non ho mai smesso. In questo periodo posso ritenermi molto soddisfatto. Il Programma 5 per mille di AIRC è andato oltre le aspettative. Ci siamo focalizzati sul cancro al colon-retto, uno dei più diffusi, e abbiamo identificato una particolare lesione genetica da attaccare per sconfiggerlo. Non solo, abbiamo anche capito che funzionano molto due farmaci che già si usavano, ma separatamente. Abbiamo già concluso il trial clinico e siamo orgogliosi perché abbiamo salvato tanti pazienti che senza questa terapia sarebbero morti.

Il segreto di queste ricerche? La fantasia. Certo, servono rigore e razionalità, ma la svolta arriva quando non si segue l’onda e si esce dagli schemi, si osa, si lascia spazio all’originalità. Devo dire che possiamo farlo grazie a un’associazione come AIRC, che ragiona a lungo termine”. E il professor Comoglio originale lo è, senza dubbio. “Nella mia vita ho quasi affondato una barca, mi sono perso in mezzo a un ghiacciaio e, lo ammetto, non ho mai visto una partita di calcio in vita mia. In Italia appare quasi un’eresia”. Di sicuro è un problema quando, come lui, hai ben 7 nipoti, di cui 5 maschi che seguono il pallone che rotola nel vigneto e ti chiedono la classifica del campionato. “Li distraggo con i miei racconti, ho una discreta parlantina. Me lo dice pure mia moglie, fa l’architetto e mi sopporta da tanto di quel tempo… Ma anche lei è molto impegnativa!”.

Il sole si nasconde e il buio inizia a farsi largo nella campagna piemontese. È il momento perfetto per fare un bilancio. “Una volta il mio sogno era una vacanza con la splendida attrice Candice Bergen, ma non l’ho realizzato. Allora mi concentro sul lavoro: voglio scoprire qualcosa di risolutivo, che cambi la vita dei malati. In fondo la ricerca scientifica è un’ossessione da cui non ti liberi mai”.

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A cura della redazione di Donna Moderna