Programma di diagnosi precoce e analisi del rischio di sviluppare un tumore

Gabriella Sozzi

A caccia del bello per non perdere mai l’ottimismo

Gabriella Sozzi avrebbe potuto essere un’insegnante di sci, svelare ai piccoli i trucchi per planare lì dove la neve è più morbida. Per un periodo l’ha anche fatto, ma poi la passione per la ricerca si è fatta largo. Per fortuna dei pazienti. Perché questa sessantenne dall’aria da ragazza oggi dirige la struttura complessa di Genomica tumorale all’Istituto nazionale dei tumori di Milano e sta guidando un progetto davvero prezioso.

“Il faro dello studio è il tumore al polmone, il nuovo big killer delle donne” ci spiega misurando toni e parole. Siamo nel suo laboratorio, dove si muove tra microscopi e macchinari con una delicatezza che incanta. “Le donne fumano sempre di più e sempre prima. Allora abbiamo individuato 24 piccole molecole che si trovano nel sangue e sono facilmente identificabili: sono una specie di ‘firma’, di segnale di riconoscimento perché si trovano nel sangue già molto tempo prima. Infatti basta un semplice prelievo e ci dicono chi ha un tumore 2 anni prima di quanto accade eseguendo la Tac spirale. Queste permette di monitorare le persone a rischio, infatti potremmo usarlo come screening. Abbiamo già testato l’esame su 1.000 volontari e ora ne abbiamo coinvolti altri 4.000, che seguiremo per 3 anni. In pratica, all’inizio del 2019 avremo le risposte in mano e se il test sarà perfetto diventerà disponibile”.

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Allora, ogni giornata è uno scatto da non perdere verso il traguardo. “Lo confesso, a volte tremano le mani perché la responsabilità è tanta” ammette abbassando la voce. “Il nostro è un Paese che investe nella ricerca solo l’1% del prodotto interno lordo, mentre la media europea supera il 2%. Così noi ricercatori ci trasformiamo in piccoli imprenditori della scienza a caccia di fondi. Questo rende il lavoro più pesante, non ti puoi permettere il minino passo falso. In un panorama del genere, i progetti come il 5 per mille di AIRC diventano il carburante, il nostro ossigeno. Il senso del dovere è alle stelle perché si tratta dei soldi della gente, delle persone comuni che scelgono di investire su di noi. E io faccio di tutto per aiutarli. Fuori dalla porta del laboratorio vedo i pazienti e lotto per cancellare quella sofferenza che offusca i loro sguardi”.

Nonostante lavori a stretto contatto con il dolore, il primo aggettivo con cui la professoressa Sozzi sceglie di descriversi è proprio positiva. “Certo, molto positiva. Per non perdere mai questo ottimismo vado a caccia del bello: lo trovo nelle mostre, quando vado all’estero per un convegno mi ritaglio sempre un paio d’ore per una visita a un museo. Poi mi ritengo caparbia e determinata. La dedizione è una questione di famiglia: mio marito fa il chirurgo ortopedico e anche lui ama da morire la sua professione. Il mio difetto? Dovrei rischiare di più, sognare in grande, ma a volte ho paura di deludere le aspettative”. Per placare i timori, Gabriella inforca la bicicletta e pedala per le vie di Milano, ritorna dove è nata, nella sua amata Biella, e si concede lunghe passeggiate e sci di fondo. “Poi leggo. Adoro i romanzi di Irène Némirovsky e di Isabel Allende. Sa, ogni tanto mi immagino seduta su un divano antico con la scrittrice cilena, una bevanda fresca in mano, un tramonto che colora l’orizzonte e lei che mi racconta i retroscena dei suoi libri…”.

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A cura della redazione di Donna Moderna