ESTENSIONE PROGRAMMA DI ONCOLOGIA CLINICA MOLECOLARE

Alessandro Vannucchi

Contro i tumori del sangue, ma anche contro la solitudine

Il sorriso dei figli e della moglie, la moto fidata che affronta le curve strette dell’Appennino, un po’ di giardinaggio (“ho il mignolo verde, quindi non troppo”), i romanzi gialli di Maurizio De Giovanni. Per l’ematologo pistoiese Alessandro Vannucchi, professore di Malattie del Sangue all’università degli Studi di Firenze, la felicità è nelle piccole cose. “Viene naturale quando si vive a stretto contatto con il dolore e, diciamolo, con la morte. Allora bisogna ricalibrare tutto e anche gli attimi più semplici e banali acquistano importanza. Nulla, insomma, è scontato”.

Un pensiero che affonda in radici lontane, in una gavetta vera. “La cattedra all’università è arrivata dopo 20 anni di lavoro in ateneo. Agli inizi mi dividevo tra più impieghi, sfrecciavo tra laboratori, guardie mediche e ospedali in città diverse: ho imparato così tanto… Per esempio, i soldi per la ricerca erano davvero contati, allora mi ingegnavo per riciclare ogni strumento e inventare piccoli macchinari utili. Poi ho anche imparato che un bel clima tra colleghi è fondamentale: non è così scontato, tra scienziati si tende a isolarsi, invece ci vuole un’atmosfera serena, fatta di risate e tanta complicità”.

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È proprio quella che si percepisce nel suo gruppo fiorentino, da 6 anni impegnato nel Programma 5 per mille. “Insieme ad altre unità sparse in tutta Italia, ci occupiamo dei tumori del sangue mieloproliferativi. Si tratta di neoplasie croniche molto rare: fino al 2005 erano quasi sconosciute e si pensava che colpissero gli over 50. Invece abbiamo scoperto che i malati possono essere molto più giovani. Non solo, abbiamo individuato una nuova mutazione genetica che le causa e classificato nuovi sottotipi della malattia, tanto che nel 2016 sono state riviste le Linee guida per la diagnosi e la cura. Ora ci occupiamo di un nuovo farmaco mirato che dà ottimi risultati”. Insomma, quella compiuta da Vannucchi e dal suo team è una vera rivoluzione, anche se lui si schermisce. “È presto per cantare vittoria. Ma un aspetto di cui vado molto orgoglioso è l’attenzione all’individuo. Abbiamo lanciato la Giornata fiorentina per i pazienti con malattie mieloproliferative e il sito progettoagimm.it, così le persone possono conoscersi, fare domande, saperne di più e sentirsi meno sole. Il senso di solitudine è il peggior nemico dei malati”.

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Il telefono squilla. “È Chiara, la piccola di casa. Ha 13 anni. Lei ha ancora bisogno del papà, gli altri due mi hanno scaricato” spiega ridendo. “Francesco e Margherita sono gemelli e hanno 30 anni: lui fa l’avvocato, lei l’anatomopatologa. Sono autonomi, hanno la loro vita ed è gratificante vedere che ho seminato bene, ho trasmesso i valori giusti anche se magari ho peccato sul fronte della presenza. Già, il mio difetto è lo stakanovismo. Ma quando la professione fa rima con passione non puoi fare altrimenti”.

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A cura della redazione di Donna Moderna