Programma di studio delle metastasi

Riflettori puntati sulle “metastasi” di leucemie linfoidi e linfomi

Quando si ha a che fare con neoplasie linfoidi acute e croniche come leucemie e linfomi non si utilizza in genere il termine metastasi, riferito di norma ai tumori solidi. “In realtà anche nei tumori ematologici esiste la disseminazione e si assiste a volte a ricadute in sedi diverse da quella originale: ciò significa che le cellule tumorali si sono spostate e stabilite in un’altra parte del corpo” spiega Robin Foà, che dall’Università di Roma “La Sapienza” coordina uno dei Programmi Speciali 5×1000 AIRC dedicato proprio allo studio delle metastasi in leucemie linfoidi e linfomi. Come ricorda il ricercatore, la maggior parte dei pazienti riesce a raggiungere la remissione della malattia grazie alle strategie di cura oggi disponibili in ematologia. Nel tempo però alcuni pazienti possono andare incontro a ricadute, sviluppando appunto delle metastasi. Dopo aver lavorato per anni sulla caratterizzazione genetica dei tumori linfoidi nell’ambito del primo Programma Speciale 5×1000 di AIRC, con lo scopo principale di migliorare la classificazione dei pazienti e di trovare strategie terapeutiche su misura, il gruppo coordinato da Foà si concentra ora sui principi che guidano la resistenza della malattia e la sua disseminazione. I riflettori sono puntati in particolare su quella che viene chiamata “malattia residua minima”, ovvero sulle cellule che sfuggono in qualche modo alla terapia iniziale e che poi sono alla base del ritorno della malattia. Ma non è tutto. I ricercatori prevedono di lavorare anche sul microambiente che circonda il tumore e che non solo è in grado di sostenere la crescita della malattia, ma potrebbe anche proteggere le cellule cancerose dagli attacchi delle terapie e del sistema immunitario, ed essere quindi la causa della resistenza e delle ricadute.

L’obiettivo finale del programma coordinato da Foà riguarda i pazienti con leucemie linfoidi acute e croniche e linfomi, e in particolare il miglioramento della loro sopravvivenza. I ricercatori hanno stabilito diversi traguardi intermedi, come la caratterizzazione del profilo genetico delle cellule resistenti al trattamento e delle cellule che si ripresentano in aree diverse rispetto alla sede della malattia originale. I risultati aiuteranno a comprendere i meccanismi attraverso i quali alcune cellule tumorali riescono a resistere a trattamenti sempre più efficaci, a diffondersi e a colonizzare sedi diverse, magari con l’aiuto del microambiente tumorale, anch’esso oggetto di studio di una parte del progetto. Molecole o meccanismi individuati nel corso delle ricerche potrebbero diventare bersagli di nuove terapie da progettare in base alle informazioni raccolte e da valutare poi nella clinica.

  1. Diverse malattie, un approccio comune. Le neoplasie linfoidi sono state scelte come prototipi di un gruppo di tumori estremamente eterogenei. Di questo gruppo fanno parte, più in particolare, la leucemia linfoblastica acuta, la leucemia linfatica cronica, la leucemia a cellule capellute e il linfoma non-Hodgkin aggressivo. Spiega Foà: “Leucemie linfoidi e linfomi sono tumori particolari che possono presentare anche all’interno della stessa patologia una serie di diverse anomalie genetiche non necessariamente note all’inizio del processo tumorale, ma che possono emergere nel corso della malattia e della progressione”. Foà ricorda anche come i singoli siti in cui il tumore si può diffondere possono avere caratteristiche diverse in termini di microambiente, capaci di facilitare la diffusione della malattia e ostacolarne l’eradicazione. Le quattro malattie, seppur diverse tra loro, saranno studiate con un approccio comune che i ricercatori hanno già sperimentato con successo negli anni precedenti.
  2. Tecnologie all’avanguardia. Nel corso del programma verranno messe in campo alcune delle più avanzate tecnologie di analisi genetica e molecolare per completare le diverse fasi della ricerca, che parte dal paziente e dalla sua malattia per spostarsi in laboratorio e tornare infine in clinica con nuove strategie terapeutiche. Le strategie previste nel programma includono tecnologie “high-throughput”, ovvero piattaforme che permettono di ottenere e analizzare un enorme numero di dati contemporaneamente e che saranno utili a definire i profili molecolari delle cellule tumorali e del microambiente che le circonda. Sono previste anche analisi del DNA libero circolante per caratterizzare meglio il profilo genetico delle varie neoplasie in momenti diversi della malattia, analisi bioinformatiche e il monitoraggio attento della malattia residua minima, con studi genetici – anche su singole cellule – delle cellule neoplastiche residue. Verranno utilizzati speciali modelli tridimensionali di laboratorio, sviluppati facendo crescere cellule leucemiche e cellule provenienti da diversi microambienti in condizioni simili a quelle dell’organismo. Grazie ad animali di laboratorio sarà possibile seguire lo sviluppo della malattia nel tempo, mentre con tecniche come la CRISPR/Cas9 si potranno modificare geni specifici o intervenire in diverse fasi di un meccanismo molecolare per studiare le conseguenze e arrivare infine a identificare eventuali nuovi bersagli per le terapie.
  3. Protocolli condivisi. Una delle caratteristiche dei programmi 5×1000 di AIRC è l’inclusione di numerosi centri con diverse competenze, che collaborano per raggiungere l’obiettivo finale. Nel caso del progetto coordinato da Robin Foà, questo approccio di collaborazione ha permesso di avere a disposizione un grande numero di campioni su cui lavorare con protocolli condivisi. “Disponiamo di banche di tessuti e campioni biologici nei singoli istituti coinvolti nel Consorzio e arruolati nei protocolli GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto), FIL (Fondazione Italiana Linfomi), HCL-PG e di altri gruppi come SAKK, IOSI-EMA” precisa Foà.

Gli studi di tipo genetico e molecolare sulle recidive dei tumori linfoidi sono in genere svolti proprio sulle cellule tumorali prelevate quando il tumore è ritornato. Nel progetto coordinato da Foà si punta invece a comprendere le differenze tra le cellule della malattia originale e quelle “superstiti” dopo la terapia, ovvero la malattia residua minima, che non rappresenta ancora una metastasi, ma ha un ruolo di primo piano nel ritorno e nella disseminazione del tumore. Conoscere a fondo queste differenze e le caratteristiche che consentono al tumore e al microambiente di dare il via al processo di metastatizzazione è utile a scovare il tallone di Achille delle cellule resistenti ai trattamenti. Proprio queste cellule potranno diventare il bersaglio di terapie innovative mirate a migliorare ulteriormente la prognosi dei pazienti con leucemie linfoidi acute e croniche e linfomi.

Robin
Foà

Robin Foà nasce a Wallsend (Regno Unito) e si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino, dove ottiene anche la specializzazione in Pediatria. All’Università di Milano si specializza in Ematologia. Trascorre periodi formativi all’estero presso la MRC Leukaemia Unit, Royal Postgraduate Medical School and Hammersmith Hospital di Londra (1976-1979) e poi in sabbatico al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York (1991-1992). È professore associato all’Università di Torino dall’agosto 1980 e, da novembre 1999, professore ordinario di Ematologia all’Università Sapienza di Roma. Nella stessa università romana diventa nel 2003 direttore dell’Ematologia e della Scuola di specializzazione in Ematologia. Il suo impegno nel campo dell’ematologia e delle neoplasie ematologiche si riflette nella sua partecipazione a numerose attività dell’editoria scientifica di settore. È stato co-editor della rivista Leukemia and Lymphoma dalla nascita fino al 2007, Associate Editor del British Journal of Haematology e di The Hematology Journal fino a dicembre 2002, Editor-in-Chief di The Hematology Journal fino a dicembre 2004 e, da gennaio 2005 a febbraio 2008, Editor-in-Chief di Haematologica-The Hematology Journal. Negli anni è stato autore e curatore di diversi libri dedicati a leucemie e altre patologie ematologiche e ha ricoperto ruoli di rilievo in associazioni scientifiche internazionali come la European Hematology Association (EHA) di cui è stato anche presidente e il British Journal of Haematology Research Trust. Fino a dicembre 2010 è stato membro della Commissione nazionale ricerca sanitaria del Ministero della salute; è chairman del Working Party Malattie Linfoproliferative Croniche del GIMEMA e coordina i protocolli sulle leucemie linfoblastiche acute. È chairman dell’Education Committee e dell’Outreach Unit dell’EHA. È autore o co-autore di oltre 550 articoli scientifici.

Questo programma è stato realizzato grazie ai fondi raccolti col 5 per mille. Scopri di più

  • NOME DEL BANDO

    Programma per lo studio delle metastasi

  • RESPONSABILE

    Robin Foà

  • ISTITUTO OSPITANTE

    Università La Sapienza di Roma

  • IMPORTO STANZIATO

    € 2.340.000,00

  • UNITÀ OPERATIVE

    5

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