Un nuovo bersaglio per la terapia del cancro del pancreas

Un nuovo bersaglio per la terapia del cancro del pancreas



La scoperta di una molecola chiave per la progressione del carcinoma duttale pancreatico potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche, anche in combinazione a immunoterapie e vaccini antitumorali.

La cautela è d’obbligo, perché parliamo di uno studio condotto in animali di laboratorio e non ancora negli esseri umani. Tuttavia gli ultimi risultati ottenuti dalle équipe di Emilio Hirsch e Francesco Novelli, del Dipartimento di biotecnologie molecolari e scienze della salute dell’Università di Torino, in collaborazione con alcuni colleghi americani, sembrano davvero aprire le porte a nuove, importanti, possibilità terapeutiche contro il carcinoma duttale del pancreas, un tumore ancora difficile da curare.

Lo studio ruota intorno al delicato rapporto tra tumore e sistema immunitario. “Nelle prime fasi di sviluppo, il carcinoma del pancreas richiama verso di sé una serie di cellule del sistema immunitario, tra cui globuli bianchi come i macrofagi, che danno origine a una forte reazione infiammatoria” spiega Hirsch. “Queste cellule producono molecole che, di fatto, aiutano il tumore, nascondendolo alla vista di altre cellule del sistema immunitario, come i linfociti T, che sarebbero invece predisposte ad attaccarlo”.

I ricercatori, sostenuti per la parte italiana da AIRC anche grazie ai fondi del 5 per 1000, hanno provato a chiarire i meccanismi attraverso i quali i globuli bianchi inattivano la loro risposta antitumorale. A tale scopo i ricercatori si sono concentrati su una molecola, la fosfoinositide 3-chinasi di tipo gamma (PI3Kγ), per la quale già si ipotizzava un coinvolgimento nel “dialogo molecolare” tra tumore e sistema immunitario. “Abbiamo lavorato con topi geneticamente predisposti allo sviluppo del cancro e li abbiamo ulteriormente modificati, in modo che fossero privi di PI3Kγ” racconta Novelli. L’effetto è stato molto significativo: nei topolini senza tale molecola, i tumori si sviluppavano molto meno velocemente e le terapie standard erano più efficaci che nei controlli.

La stessa cosa, inoltre, è accaduta in animali provvisti di PI3Kγ, ai quali però è stato somministrato un inibitore della molecola, che può dunque essere considerata un nuovo bersaglio terapeutico. Secondo i ricercatori, le prime sperimentazioni cliniche potrebbero cominciare nel giro di un paio d’anni. Inibitori di PI3Kγ potrebbero essere usati in combinazione a terapie immunoterapiche e a vaccini antitumorali.

RivistaCancer Nature Communications, novembre 2015

 

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