Cancro al colon avanzato: individuate alcune mutazioni del DNA che rendono il tumore resistente alle terapie

Cancro al colon avanzato: individuate alcune mutazioni del DNA che rendono il tumore resistente alle terapie

Conoscere i meccanismi biologici che inattivano i farmaci contribuisce allo sviluppo di terapie più mirate ed efficaci.

Il carcinoma al colon è il terzo tumore più diffuso al mondo, neoplasia che i progressi della medicina hanno reso più curabile di un tempo, specie se diagnosticato precocemente. Ma se è scoperto in fase avanzata e risulta inoperabile, le opzioni terapeutiche diminuiscono e si concentrano spesso sull’uso di anticorpi monoclonali diretti verso bersagli specifici all’interno del tumore.

Molecole come cetuximab e panitumumab sono in grado di inibire l’attività del fattore di crescita epidermico (EGFR), proteina che stimola la proliferazione cellulare e che nel tumore agisce in modo incontrollato. Ma i meccanismi molecolari alla base dello sviluppo di uno stesso tipo di tumore sono complessi e anche questi farmaci, a volte, non sono efficaci. Questo accade, ad esempio, quando le cellule neoplastiche presentano mutazioni in geni appartenenti alla famiglia di geni RAS che caratterizzano quasi la metà dei tumori del colon. Ma non tutto è chiaro, specie nei pazienti che rispondono bene alle terapie con anticorpi anti-EGFR, anche senza mutazioni in geni RAS.

Chiarire queste discrepanze potrebbe consentire lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche e ben lo sanno all’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo (Torino). Qui, alcuni ricercatori guidati da Livio Trusolino e Andrea Bertotti in collaborazione con la Johns Hopkins University di Baltimora, hanno analizzato il DNA di circa 200 tumori di cui si conosceva la risposta agli anti-EGFR, per scoprire i meccanismi alla base delle diverse reazioni dei tumori a questi farmaci. Sono state quindi rintracciate caratteristiche del genoma correlate con l’efficacia degli anti-EGFR e altre invece legate allo sviluppo della resistenza a queste terapie. Non solo, l’impianto in cavie di laboratorio dei tumori resistenti ha consentito di testare alcuni farmaci indirizzati contro le anomalie genetiche in questione, portando all’interruzione della crescita del tumore se non addirittura alla sua remissione.

I risultati dello studio, ottenuti anche grazie al sostegno del programma AIRC 5 per mille in capo a Paolo Comoglio sono stati pubblicati sulla rivista Nature. La prossima sfida dei ricercatori sarà sperimentare in studi clinici le preziose informazioni acquisite in laboratorio.


Rivista: Nature, ottobre 2015

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