La tua fiducia può cambiare il domani

Scegli anche tu di dire "Contro il cancro, io ci sono!" e moltiplica le speranze di chi lotta contro la malattia

In questi anni le risorse del 5 per mille hanno aiutato AIRC a potenziare ulteriormente le risorse da distribuire a tutti i progetti meritevoli nell'intero territorio nazionale. Con la capacità, la trasparenza e l'efficacia nella selezione dei progetti e nell'assegnazione delle risorse ai centri di ricerca di eccellenza nelle diverse regioni, AIRC dà forza alla migliore ricerca in Italia.

Cure sempre più mirate per tutti i tipi di cancro

“Questa straordinaria concentrazione di risorse, possibile grazie ai tantissimi cittadini che hanno scelto di rinnovare la propria fiducia in AIRC attraverso il 5 per mille, ci consente di continuare a premiare la ricerca d’eccellenza" afferma Federico Caligaris Cappio, Direttore Scientifico di Fondazione AIRC. "Ai nove programmi speciali che si concentrano sullo studio della malattia metastatica, il grande nemico dei nostri tempi, si affiancano 293 progetti che ci consentono di sostenere in maniera capillare la ricerca oncologica su tutto il territorio nazionale, contribuendo a incrementare le conoscenze disponibili per individuare cure sempre più mirate per tutti i tipi di cancro”.

Scopri uno tra i tanti progetti di ricerca attivi nella tua regione con l’obiettivo di rendere il cancro sempre più curabile:




Abruzzo

In Abruzzo è attivo il progetto di Anna Maria Teti dell’Università degli Studi dell’Aquila che ha l’obiettivo di chiarire il ruolo delle cellule tumorali dormienti nelle recidive di cancro al seno. Attraverso lo studio dei meccanismi molecolari che regolano il comportamento di queste cellule, lo studio punta a identificare nuove strategie che consentano di eradicare le cellule tumorali stesse o almeno di impedirne la riattivazione in modo da prevenire una ripresa della malattia.

Calabria

In Calabria è attivo il progetto di ricerca di Marcello Maggiolini, dell’Università della Calabria, che punta a identificare nuovi approcci terapeutici per il tumore del seno e potenzialmente validi anche per altre neoplasie. Il lavoro si concentra, infatti, sulla rete di segnali che coinvolge i recettori dei fattori di crescita insulino-simili (IGF-IR) e gli estrogeni, un network molecolare che svolge un ruolo importante nella crescita e nel metabolismo sia del tumore della mammella sia di altri tumori associati all’obesità e al diabete.

Campania

In Campania Antonio Feliciello, dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, sta lavorando a un progetto di ricerca sul glioblastoma, il più diffuso e aggressivo tumore del cervello negli adulti. Il progetto punta a ricostruire nel dettaglio il complesso sistema di segnali molecolari che regolano la progressione della malattia, con l’obiettivo di verificare se attraverso l’inibizione di uno o più elementi chiave di questo network si possano ottenere effetti terapeutici sul tumore.

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna Katia Scotlandi, direttore del laboratorio di oncologia sperimentale dell’IRCCS Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, è impegnata in un progetto di ricerca dedicato al sarcoma di Ewing, un tumore raro che colpisce soprattutto bambini e adolescenti. Lo studio ha l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio i meccanismi molecolari associati alla regolazione genetica ed epigenetica dei geni responsabili del processo che porta alla formazione di metastasi, allo scopo di identificare biomarcatori capaci di indicare e di predire l’andamento clinico della malattia. Queste stesse molecole, in futuro, potrebbero essere utilizzate come bersagli per nuovi trattamenti terapeutici.

Friuli Venezia Giulia

In Friuli Venezia Giulia è attivo il progetto di Silvia Onesti del Centro di ricerca Elettra-Sincrotrone Trieste. La ricerca punta a descrivere nel dettaglio la struttura e la funzione di una proteina (RecQ4) coinvolta nell’insorgenza di alcuni tumori (osteosarcoma o linfoma) e nella resistenza ai trattamenti (nel cancro del seno e della prostata). Una conoscenza dettagliata del legame tra RecQ4 e cancro può contribuire all’utilizzo di questo gene come marcatore diagnostico e come bersaglio di nuove terapie.

Lazio

Nel Lazio Silvia Piconese, presso l’Università “La Sapienza” di Roma, sta lavorando allo studio dei meccanismi metabolici che favoriscono l'espansione di una particolare popolazione di cellule del sistema immunitario (i linfociti T regolatori) responsabili della soppressione della risposta dell’organismo contro il tumore. Lo studio punta a individuare peculiarità molecolari e metaboliche di queste cellule che possano essere utilizzate come bersaglio di futuri farmaci.

Liguria

In Liguria, all’Ospedale policlinico San Martino – IRCCS per l’oncologia, lavora Alessio Nencioni, il cui progetto ha lo scopo di verificare se brevi cicli di digiuno o regimi di digiuno modificato possano migliorare la risposta alla terapia ormonale nelle donne con tumore al seno. Queste strategie sembrano in grado di ridurre la resistenza delle cellule tumorali ai trattamenti, che in questo modo potrebbero diventare più efficaci. Lo studio analizzerà i meccanismi alla base del fenomeno e verificherà anche la sicurezza di questo approccio in un piccolo numero di pazienti.

Lombardia

Luca Roz, della Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori di Milano, è impegnato in un progetto di ricerca che punta a capire come le cellule normali che si trovano nelle vicinanze del tumore del polmone, e in particolare i fibroblasti, ne influenzino la capacità di dare luogo a metastasi. Il cancro possiede infatti la capacità di “corrompere” e sfruttare ai propri scopi alcune cellule circostanti. Decodificare queste comunicazioni cellulari potrebbe portare alla messa a punto di nuove terapie contro la progressione dei tumori.

Piemonte

In Piemonte, all’Università degli Studi di Torino, presso l’Istituto di Candiolo FPO-IRCCS, lavora Dario Sangiolo, il cui progetto di ricerca è finalizzato alla messa a punto di una nuova immunoterapia contro i tumori solidi. La ricerca ha l’obiettivo di verificare l’efficacia di una particolare famiglia di cellule immunitarie modificate in laboratorio (le cosiddette cellule CIK – Cytokine Induced Killer) in tumori che non rispondono ai farmaci immunoterapici già in uso. Inoltre valuterà se le cellule CIK possano essere modificate geneticamente per riconoscere specifiche caratteristiche delle cellule tumorali.

Puglia

La prevenzione e la cura del tumore del fegato sono gli obiettivi del progetto di Antonio Moschetta, professore dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, il cui lavoro si focalizza sul ruolo dei grassi nello sviluppo e nella progressione della malattia. Lo studio mira a comprendere come alterazioni del metabolismo dei grassi a livello intestinale possano ripercuotersi a livello epatico, stimolando o inibendo l’insorgenza del tumore. In questo modo, sarà possibile identificare delle caratteristiche distintive del tumore al fegato, da utilizzare come marcatori tumorali per la diagnosi precoce e soprattutto per la prognosi e l'elaborazione di trattamenti specifici, mirati a modificare il metabolismo del cancro e dell'ambiente a lui circostante.

Sardegna

In Sardegna, presso l’Università degli Studi di Cagliari, lavora Amedeo Columbano, la cui attività si concentra sul tumore del fegato. Il suo progetto di ricerca ha l’obiettivo di verificare l’efficacia di un nuovo approccio terapeutico basato sull’utilizzo di analoghi sintetici dell’ormone tiroideo T3 (triiodotironina) nel trattamento di questa neoplasia molto aggressiva. Si è infatti scoperto che la T3 provoca una regressione del tumore epatico inducendo le cellule neoplastiche a modificare il proprio metabolismo e, contemporaneamente, a perdere le caratteristiche tipiche delle cellule tumorali.

Sicilia

All’Università degli Studi di Palermo, Matilde Todaro lavora a un progetto di ricerca che vuole far luce sui meccanismi alla base della resistenza ai convenzionali trattamenti delle cellule staminali tumorali provenienti dal tumore al seno, un fenomeno da cui deriva la capacità della malattia di dare luogo a recidive e metastasi. Attraverso lo studio dettagliato dei diversi attori molecolari coinvolti nello sviluppo della resistenza, la ricerca punta a identificare possibili nuove strategie mediante l’utilizzo di combinazioni farmacologiche per uccidere le cellule tumorali residue o ripristinare l’efficacia delle terapie convenzionali.

Toscana

In Toscana Barbara Stecca, dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO) di Firenze, è impegnata in un progetto che ha l’obiettivo di comprendere come l’eccessiva attività di un particolare sistema di comunicazione interno alla cellula possa spegnere la risposta del sistema immunitario contro il tumore e, in tal modo, favorire l’insorgenza e la progressione della malattia. La ricerca verificherà inoltre se farmaci che interferiscono con questa via di comunicazione possano avere effetti terapeutici.

Umbria

In Umbria Brunangelo Falini, ematologo dell’Università degli Studi di Perugia, è impegnato in un progetto finalizzato all’identificazione di nuove terapie contro la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue che presenta ancora una elevata mortalità, specie negli anziani. Il progetto si concentra particolarmente sulla mutazione del gene di NPM1 scoperta da Falini nel 2005 con il sostegno di AIRC, che rappresenta la lesione genetica più comune nelle leucemie acute mieloidi (circa un terzo dei casi). L'obiettivo finale è quello di comprendere meglio come NPM1 mutato possa facilitare lo sviluppo di una leucemia al fine di mettere a punto nuovi farmaci mirati contro la lesione genetica.

Veneto

In Veneto Davide Melisi, dell’Università degli Studi di Verona, è impegnato nella ricerca di nuovi trattamenti per il tumore del pancreas, una delle neoplasie con minori possibilità di cura. Il progetto di ricerca si concentra sui meccanismi alla base della resistenza di questo tumore ai trattamenti farmacologici; in particolare lo studio verificherà se, bloccando la rete di interazioni legate a una particolare proteina (TGFβ), si possa rendere il tumore vulnerabile alla chemio- o all’immunoterapia.